Uno sguardo da fuori

Uno sguardo da fuori

L’autocritica fa bene, se eccessiva rischia di diventare controproducente, ma evitarla, come siamo abituati a veder fare dalla nostra classe dirigente, passata e presente, è “solamente” rischiosa.

Mi sento una privilegiata a guardare il nostro paese da lontano, perché riesco ad apprezzare a pieno la sua bellezza, ma allo stesso tempo riesco a coglierne tutto ciò che non va e che forse facciamo finta di non vedere.
Minimizziamo la crisi economica e politica che viviamo dicendo che è globale, che è di assestamento, che le cose prima o poi cambieranno.

Vi posso assicurare che il resto del Mondo è in realtà estremamente preoccupato per la nostra situazione.
L’Italia è ferma, non cresce, dalla crisi sul debito sovrano non ci siamo mai realmente usciti. È sufficiente leggere una prima pagina di un quotidiano estero per accorgersi che siamo relegati ad un articoletto, in cui cambiano ogni giorno gli autori delle dichiarazione, alternandosi Juncker, Moscovici, e le risposte non risposte del nostro premier o dei suoi sottoposti ma non la sostanza. Mentre si parla di “sorpresa Portogallo” o “Spagna semicore” si continua a definire la situazione Italiana come altamente delicata.

I paesi menzionati sono da sempre considerati le economie periferiche dell’Europa, durante e subito dopo la crisi del 2009 si faceva fatica a non classificarle in un blocco unico utilizzandone degli acronimi dispregiativi. Poi qualcosa è cambiato. Il Portogallo ha ridotto il deficit sul PIB dal 11% del 2010 al 0.5% del 2018, segue una crescita economica del 2% annuo e la disoccupazione soprattutto giovanile è la più bassa dal 2004. Ancor più florida è la situazione spagnola, supportata infatti anche da migliori classificazioni delle agenzie di Rating (ecco perché gli intermediari continuano a consigliare di vendere Portogallo e comprare Spagna). Dal 2018 non si fa altro che parlare di Spagna “semicore“, e anche se agli stessi spagnoli fa ancora ridere perché i problemi non mancano, soprattutto dal punto di vista occupazionale, e nonostante tutti sappiano che il meccanismo di valutazione non è avulso da logiche politiche, nessun può negare quanto questo abbia avuto e registri ancora degli effetti positivi nell’economia reale.

Da un non esaustivo ma chiaro confronto tra nostra economia e quella iberica, è facile intuire che ormai viaggiamo a due velocità completamente differenti. Secondo i dati del FMI (Fondo Monetario Internazionale) il PIL italiano è cresciuto del 3,4% in totale tra il 2013 e il 2017, vale a dire 0.8% annuo, mentre il PIL della Spagna ha registrato nel 2017 un aumento dell’11,6% rispetto al 2013, per una media annua del 2,8%. E le prospettive di crescita rimangono stabili. Ciò stupisce ancora di più se consideriamo che mancano circa 20 giorni alle elezioni e che la situazione politica non è poi così semplice. I mercati dovrebbero risentirne e invece godono di una relativa tranquillità.

Come per l’Italia anche per la Spagna l’instabilità politica è una costante, basti ricordare che queste sono le 3 elezioni in meno di 4 anni, il governo in carica non ha resistito alla non approvazione della legge di bilancio ed è stato costretto ad indire nuove elezioni. Anche qui una piacevole sorpresa, quella dei volti nuovi. Essendo abituata alla nostra vecchia guardia, eccezion fatta per il Movimento Cinque Stelle a cui va sicuramente il merito di aver introdotto qualche elemento di novità, vedere un ricambio generazionale nelle fila dei partiti mi fa ben sperare. In effetti il PP punterà tutto, dopo l’uscita di scena di Rajoy, sul “giovane Pablo Casado, a rappresentare i socialisti sarà il premier uscente, Sánchez, che confida in una piena legittimazione popolare dalle urne, appena 40enni Rivera per Ciudadanos e Iglesias (che ha sposato il progetto di Manuela Carmena, sindaco di Madrid) per Podemos.

Se dunque di fronte a tale scenario, l’elettore medio è in crisi e finirà per votare chi considera il male minore, così come la maggior parte degli Italiani ha fatto oramai circa un anno fa, l’ottimismo dei mercati è giustificato dalla quasi certezza della vittoria del partito socialista. L’unica roccaforte se paragonato alla delicata situazione a destra, ormai spaccata e con una marcata tendenza nazionalista guidata da Vox, confermata dall’exploit in Andalusia.

Geopolitica Economica: L'Italia verso il disastro economico

Dunque preoccupa poco ciò che potrebbe accadere il 28 Aprile 2019 in Spagna, o quanto il boom Portoghese sia promissorio e inquieta molto di più quello che non sta accedendo in Italia dal 6 Aprile 2019. Si parla di “disastro economico”, mancata attuazione di riforme strutturali, grande recessione, espressioni che ormai siamo soliti sentire e a cui ormai non facciamo nemmeno più caso, come se la strategia migliore fosse quella di lasciar andare le cose come devono andare. L’Italia del 2018 è stata paragonata alla Grecia del 2009 e se non fosse stato per qualche privilegio che ancora ci resta nei grandi vertici internazionali sicuramente il trattamento riservato sarebbe stato lo stesso. Per il 2019, gli analisti del FMI vedono un’ulteriore contrazione del 10,5%. Le disparità regionali tra le aree più povere e dinamiche altamente industrializzate del Nord e le zone rurali del “Mezzogiorno” rimangono elevate. Non per ultimo lo spettro della crisi demografica.

Siamo un paese da salvare che non si vuole salvare da solo, e con una classe dirigente che preferisce non “farsi dare lezioni” ma che non propone soluzioni.


Geopolitica Economica: separatore

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Ho 23 anni e mentre gestisco questo blog, sono in quel di Madrid, a circa 2200 km e 2 ore di distanza dalla mia amata città, Napoli. La città in cui sono cresciuta, in cui ho studiato, e mi sono laureata in Relazioni Internazionali, mossa da una strana e viscerale passione per gli intrecci geopolitici della società contemporanea.

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