Sta nascendo una nuova Europa?

Sta nascendo una nuova Europa?

Due giorni per decidere il futuro dell’Unione Europea

Iniziano oggi i dibattiti che condurranno all’elezione dei vertici istituzionali e alla pianificazione dell’agenda strategica per il periodo 2019-2024 (sarà “utilizzata” per pianificare il lavoro del Consiglio europeo e rappresenterà la base dei programmi di lavoro delle altre istituzioni dell’Unione), in questa anche le raccomandazioni specifiche per paese, prima fra tutte l’eventuale procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

Sul tema si è tenuto ieri il vertice a palazzo Chigi voluto dal premier, Giuseppe Conte, con i vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, per cercare una risposta valida alle richieste della Commissione Europea ( l’assestamento della legge di Bilancio è stato discusso, ma non votato).

Siamo tutti determinati ad evitare una procedura ma siamo anche ben convinti della nostra politica economica […]intendiamo mantenere un dialogo costruttivo con l’Unione Europea [..] rispettare le regole Ue senza che ciò, come Paese fondatore e terza economia del continente, impedisca che ci facciamo portatori di una riflessione incisiva su come adeguare le regole stesse affinché l’Unione sia attrezzata ad affrontare crisi finanziarie sistemiche e globali e assicuri un effettivo equilibrio tra stabilità e crescita e tra riduzione e condivisione dei rischi”.

Con queste parole si conclude la lettera che oggi finirà nella mani dei capi di Stato di mezza Europa. In vista della decisione formale, che dovrebbe arrivare tra l’8 e il 9 di luglio, le alleanze e le strategie che si delineeranno da oggi sono di fondamentale importanza per il futuro del nostro paese.

Nonostante l’amplissima serie di questioni che dirimono l’Unione, partendo dalla necessità di ricercare una comunità di intenti e una reale collaborazione in materia commerciale in vista soprattutto delle minacce provenienti da oltreoceano e giungendo alla costruzione del tanto atteso pilastro sociale senza dimenticarci del tema ambientale (vertice azione per il clima convocato dal Segretariato delle Nazioni Unite per Settembre),  è chiaro che il primo pensiero di chi oggi giungerà a Bruxelles  è quello di procedere alla spartizione delle cariche. Come se stessimo parlando di una partita di risiko si gioca di strategia e astuzia.

Nel 2019 saranno in scadenza i fondamentali mandati. In ordine cronologico entro il 2 Luglio, giorno di insediamento della nuova legislatura, dovrà essere eletto il Presidente che sostituirà Antonio Tajani (al momento, nella rosa di nomi che circolano per gli alti incarichi non figura nessun italiano), non ha molto senso arrivare all’elezione senza un chiaro indirizzo politico da parte dei 28 membri. Il 31 ottobre sia Juncker che Draghi cesseranno di ricoprire la loro carica e giusto un mese dopo Donal Dusk, Presidente del Consiglio europeo dovrà passare il testimone.

Dal 28 maggio, data della riunione informale del Consiglio sono passate appena due settimane, sono bastate ai capi di stato dei principali paesi per rinforzare alleanze o crearne delle nuove? Se Germania e Francia hanno da sempre rappresentato il potere forte, mai come prima hanno opinioni divergenti e ricercano sostegno dai partner europei.

Il più attivo è stato sicuramente Emmanuel Macron, necessita di una nuova legittimazione europea soprattutto per risollevare le sorti in terra francese. Rivendicando una più equa distribuzione delle cariche sia in termini geografici che di genere, si è opposto all’intero sistema di voto.
Stiamo parlando dello spitzenkandidat (procedura comunque non prevista dai Trattati): il partito europeo che ha ottenuto più seggi può indicare il Presidente della Commissione Europea. Questo garantirebbe ampio margine di scelta ai popolari.

Se fino a qualche giorno fa, però, l’elezione Weber sembrava cosa fatta, ora le carte in tavola sembrano essere cambiate. Considerando che le due principali istituzioni, Commissione e BCE, non possono essere presiedute da un rappresentante del medesimo paese, coloro che hanno “mal digerito” il messaggio ultra dovish di Draghi e tendono ad una politica rigorosa e rispettosa dei vincoli di bilancio stanno rivalutando la candidatura del  socialista Frans Timmermans in modo tale da sponsorizzare Weidmann in sede di autorità monetaria.

Ex consigliere di Angela Merkel per gli affari economici e a capo della Bundesbank per otto anni, considerato l’anti Draghi è l’uomo pericolo per molte economie del sud Europa.

Su questo nome il Presidente della Repubblica francese prova a costruire la sua rete di alleanze, da Conte a Costa passando per Sanchez. Da anni la Spagna non aveva tanto potere contrattuale a Bruxelles, e da questo potrebbe discenderne anche una carica di rilievo.
L’asse Macron ha le idee chiare: Weidmann non è la personalità adatta, le politiche di austerità rigetterebbero l’area euro nella crisi; ci sono altri candidati sul tavolo, come il francese Benoît Coeuré e François Villeroy de Galhau, che potrebbero meglio incarnare i bisogni attuali.

La situazione più delicata rimane dunque quella della Commissione. Nonostante infatti La scadenza del mandato sia fissata per il 31 ottobre 2019, dal 2 luglio si apriranno le candidature ed entro la metà del mese il Parlamento europeo discuterà e voterà il nome, che verrà poi proposto dal Consiglio europeo. La non convergenza su Weber potrebbe aprire nuovi scenari.

La situazione è incerta per sicurezza la Commissione ha chiesto agli attuali commissari la disponibilità a rimanere in carica almeno fino a febbraio 2020 per garantire la corretta esecuzione dei lavori nel caso in non si riuscisse a concludere i lavori.

Questi due giorni sono solo la premessa di quello che potrebbe accadere.


Geopolitica Economica: separatore
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Ho 23 anni e mentre gestisco questo blog, sono in quel di Madrid, a circa 2200 km e 2 ore di distanza dalla mia amata città, Napoli. La città in cui sono cresciuta, in cui ho studiato, e mi sono laureata in Relazioni Internazionali, mossa da una strana e viscerale passione per gli intrecci geopolitici della società contemporanea.

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