Se non ve ne foste accorti si votava per il Parlamento Europeo

Se non ve ne foste accorti si votava per il Parlamento Europeo

Non fatevene una colpa se non avete capito cosa è accaduto, è normale. Parlare di elezioni europee è sempre complicato in primis perché detta così non si sa nemmeno per cosa si vota. Primo punto da chiarire: noi cittadini europei abbiamo il diritto di eleggere i rappresentanti al Parlamento, ma secondo ostacolo: la maggior parte delle persone non sa cosa realmente fa, come funziona e quale impatto ha sulle politiche europee e nazionali. Anche se facilmente intuibile, è l’organo legislativo ma è molto più di questo, svolge un controllo democratico su tutte le istituzioni ed è tra queste quello più vicino ai cittadini esaminando le petizione che provengono da ogni Stato parte; ed infine ma di rilevanza assoluta insieme al Consiglio approva il bilancio e il piano finanziario pluriennale in una dialettica continua con il BCE. In verità dovremmo essere orgogliosi e vantarci di un organo sovranazionale che ci rappresenta e non guardarlo con sospetto, come invece sta accadendo. Sì è vero, chi vi parla è una credente europeista quindi non superpartes, ma anche semplicemente analizzando i dati di fatto la dovremmo vedere come una vittoria della democrazia.

La domenica appena trascorsa invece ha lasciato i maggiori strascichi nei contesti nazionali, come se si fosse trattato di assistere a 28 elezioni differente nei 28 paesi dell’Unione. Questo rappresenta proprio la pecca del progetto europeo (non parlo di fallimento perché per me c’è ancora speranza): non esiste un’identità politica tale da creare un blocco unico con obiettivi convergenti. Un’Unione solo quando vi sono opportunità. Mi spiace dirlo, ma questo lo pagheremo caro in vista della guerra commerciale con gli Stati Uniti di Trump, non ci saranno sconti per il raggiungimento del suo fine protezionistico, al contrario da noi ogni paese penserà ai suoi di interessi che sono e saranno sempre diversi per tessuto industriale e conformazione geografica da quelli del proprio vicino. Non aver raggiunto l’obiettivo dell’unione politica potrebbe quindi essere un pericolo anche per l’unione economica da cui è nato il tutto.

Dopo queste elezioni in sostanza esce fuori un Parlamento Europeo confuso, in cui le tradizionali forze di centrodestra e centrosinistra necessitano di nuova linfa e nuove alleanze perché, nonostante il PPE con i suoi 180 seggi conquistati continua a primeggiare e l’S&D si consolida come seconda forza, non ne escono completamente vincitori. Dall’altro lato chi doveva stravincere ed imporsi come seconda forza, a detta dei suoi leader in primis Salvini e Le Pen, è stato frenato. Lasciatemelo dire, per fortuna. Se la cosiddetta “ondata nazionalista” ha trionfato in Italia (34%) e in Francia (23.4%) non si è però verificata se si guardano i dati complessivi delle elezioni nei vari paesi dell’Unione Europea. Non è dunque merito nostro ma del Nord Europa e dei Balcani che hanno posto un argine, basti pensare che nei Paesi Bassi, il partito anti-islam di Geert Wilders ha perso tutti i seggi. Anche in Germania l’AfD di estrema destra ha superato di poco il 10 per cento e in Spagna il partito di destra Vox ha ottenuto solamente il 6 per cento, peggiorando quindi i dati risultanti dalle precedenti elezioni nazionali e regionali.

La vera sorpresa è che dunque con il 22% dei seggi le forze sovraniste entrano in Parlamento, e questa è già una vittoria, ma con risultati discreti che non permetteranno di fare ostruzionismo totale al percorso europeo. Mi sono già esposta abbastanza dicendo questo considerando che potrei presto dovermi smentire: già il potere di ricatto di Salvini, mostrato nelle settimane passate e anche oggi sul tema deficit, ha smosso le acque e le preoccupazioni dei leader a livello comunitario più di quanto mi immaginassi. Testimonianza di quanto una deriva di questo tipo possa essere sentita come un pericolo. Il 5 giugno per l’Italia si avvicina, dopo le dichiarazioni di questa mattina del leader del Caroccio e la relativa lettere inviata alla Commissione lo spread è tornato a salire  e il FTSEMB dopo un’apertura all’1% si attesta al 0.58%.
Giusto per precisare che al’indomani delle elezioni i problemi sono gli stessi e un mandato forte affidato alla Lega presto si potrebbe trasformare in scontro aperto con le istituzioni comunitarie.

Tornando al panorama sovranazionale, l’altra novità è che una delle grandi tematiche affrontate nell’avvicinamento a queste elezioni, vale a dire il cambio climatico, ha fatto sì che le persone si accorgessero di questa priorità tanto da far accrescere la rappresentanza del movimento ambientalista di oltre un terzo in Parlamento. In un certo numero di paesi infatti i partiti verdi hanno ottenuto forti guadagni, secondo partito in Germania e terzo in Francia, nel Regno Unito (costretto al voto: dentro al sistema anche se vorrebbero esserne tagliati fuori e le elezioni lo hanno ulteriormente messo in chiaro) sono addirittura avanti al partito di governo, i conservatori. Ecco, di questo sono davvero orgogliosa, anche se in Italia non siamo andati oltre un misero 2.8%, stando agli ultimi dati.

Nonostante tutto io reputo queste elezioni un successo: se i governi che ci rappresentano non si sentono europei e predominano le ansie nazionali, mi sento di affermare che per fortuna l’Unione Europea è anche unione di persone e quindi cittadini che hanno deciso di esprimersi.
Metà del 430 milioni degli elettori è andato alle urne, la maggioranza di questi sono giovani, giovani che ci credono e anche giovani che invece vogliono cambiarla questa macchina operativa senza rinunciare al progetto che sottende.

Se l’Europa è salva, lo è soprattutto grazie a loro.


Geopolitica Economica: separatore
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Ho 23 anni e mentre gestisco questo blog, sono in quel di Madrid, a circa 2200 km e 2 ore di distanza dalla mia amata città, Napoli. La città in cui sono cresciuta, in cui ho studiato, e mi sono laureata in Relazioni Internazionali, mossa da una strana e viscerale passione per gli intrecci geopolitici della società contemporanea.

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