Polonia: l’anti-convenzionale coalizione europeista a difesa dell’integrazione

Polonia: l’anti-convenzionale coalizione europeista a difesa dell’integrazione

51 seggi. E dopo la Brexit probabilmente 52. Il 26 maggio in Polonia si voterà sull’assegnazione di questo numero di posti nel parlamento europeo. Anche nella patria dei Jagelloni la lotta contro il governo nazionalista è al centro della battaglia politica, con una percentuale di polacchi che vede nell’Unione Europea un partner essenziale per continuare a portare avanti quel progresso e quello sviluppo che fino al 2017 sembravano star portando Varsavia ad essere una delle “città del futuro” dell’Europa dei 28; ed un’altra fetta di popolazione, più o meno della stessa quantità, che nota come il percorso da seguire sia quello tracciato dall’attuale governo del partito PIS (riportato dai media italiani con il nome di Diritto e Giustizia), orgogliosamente conservatore ed euro-scettico ed immischiato in rivedibili alleanze prima con l’Alleanza dei Conservatori e Riformisti europei (per intenderci, quello in cui confluisce Fratelli d’Italia) e contemporaneamente con gli spagnoli di Vox e con il nostro attuale ministro degli Interni.

I leader di PIS sono anche alle prese con le accuse ripetute di aver costituito un regime semi-autoritario frutto di una subordinazione del potere giudiziario a quello legislativo, situazione che avrebbe fatto rabbrividire il buon Montesquieu, e di aver trascinato nel proprio percorso politico la Chiesa locale, rea di aver dimenticato le parole del primo Papa polacco sulla doverosità, per la Polonia, di affacciarsi all’Unione Europea per fare in modo che il proprio Paese possa attingere dal valore culturale e materiale di Bruxelles e allo stesso momento l’UE possa servirsi della grande spiritualità dei polacchi.

Mentre, però, sulla sponda nord del Mediterraneo i partiti di opposizione al governo non fanno fronte comune per difendersi dall’ondata sovranista, ma anzi si limitano ad esporre in piazza programmi scritti in maniera piuttosto elementare, in Polonia da qualche mese a questa parte si insegna al mondo della politica come si costruisce un vero fronte di opposizione. La Coalizione Europea (o meglio Koalicja Europejska), formata da ben 4 partiti, liberali, verdi, membri della Sinistra democratica più qualche fazione di piccola entità, guidati dai cristiano-democratici della Piattaforma Civica, liberisti ed europeisti che vedono nel presidente del consiglio europeo Donald Tusk il principale esponente, ne è l’esempio.

Al di là della partecipazione di forze politiche come quella che vede nel musicista Kukiz il proprio profeta, o di partiti di estrema destra che considerano il sentimento nazionalista del governo attuale fin troppo blando, la battaglia per il primato nelle elezioni europee sembra essere tra il PIS e la Coalizione Europea. Infatti, gli ultimi sondaggi riportati dalla stampa locale sottolineano un testa a testa che vede i primi avvantaggiarsi di circa 3 punti percentuali in più rispetto ai secondi, risultati potenziali che possono essere tranquillamente ribaltati il giorno della votazione.

Il voto polacco non va sottovalutato anche per un altro aspetto: Varsavia, che può essere definito il vagone principale della “locomotiva Visegrad”, riscuote un certo interesse per la Casa Bianca nella strategia anti-russa degli Stati Uniti, sia per la sua posizione geografica che per la sua cultura e storia, sfruttando il timore della Polonia di attacchi alla propria sovranità da parte del Cremlino, in replica agli episodi in Crimea. L’alleanza Washington-Varsavia è evidenziata dalle accuse di spionaggio del governo polacco nei confronti del colosso cinese Huawei e dall’aumento delle spese militari che hanno visto un potenziamento delle postazioni della NATO nel Paese. Proprio per la sua posizione di ponte tra Occidente ed Oriente, la Polonia risulta avere un peso specifico, forse il più rilevante, nell’alleanza di Visegrad, nonostante balzi agli onori della cronaca più il nome di Orbàn che quello di Mateusz Morawiecki, attuale primo ministro della nazione polacca.

Il fatto che la Polonia abbia conosciuto un fortissimo innalzamento del tasso di sviluppo ed un abbassamento della percentuale dei disoccupati, proprio negli anni successivi all’ingresso nell’Unione Europea, non può essere considerato una mera coincidenza; e l’atto di amore nei confronti di Bruxelles che è sfociato nella Coalizione Europea per quattro partiti dalle convinzioni estremamente differenti e dalle esperienze politiche completamente diverse, è il segno che alcuni membri dell’establishment politico hanno compreso che una buona fetta della ragione per cui la Polonia continua a registrare una crescita economica significativa è dovuta al buon investimento dei fondi strutturali europei.

L’unione fa la forza. E a volte, dona anche qualche vitale seggio in più.


Geopolitica Economica: separatore
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Gianfranco Pepe

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