Piccole conquiste personali: i mercati e il Day After delle Europee

Piccole conquiste personali: i mercati e il Day After delle Europee

Ore 8.29. Entro in ufficio con il mio cappuccino doppio avena in una mano e il Paìs appena acquistato nell’altra, distratta dalle lettura degli ultimi risultati per la città di Madrid ma già pronta ad una giornata piena di fermento post elettorale.
Di solito funziona così, i titoli scendono e salgono a seconda dell’euforia del mercato. Non si smentisce nemmeno oggi, nonostante sia giorno di chiusura dei mercati negli Stati Uniti e nel Regno Unito, rispettivamente per il ricordo ai caduti e la festa di primavera.

Da una postazione all’altra rimbalza una sola voce: “VENDI GRECIA; VENDI GRECIA”. Il dealing desk è in fermento: c’è chi contatta i propri clienti, chi scrive mail, chi corre dall’analista per provare a capire quanto e come il mercato sta valutando questa o quella opzione e chi consulta assiduamente spread e grafici.

Ilaria il 10 anni greco sta volando […] 53 punti basici dal BTP ITALIA”. La cosa più divertente è che fino ad un mesetto fa pensavo di essere su un altro pianeta, sentirmi dire queste cose era più o meno come ascoltare una canzone in nordcoreano e invece ora penso di averci capito finalmente qualcosa. Non solo perché so di cosa stiamo parlando ma anche perché sono riuscita a decifrare questo trend già dai primi exit poll di ieri notte. Questa mattina nella consueta chiamata con mio padre, commentando più che altro l’effetto di queste europee sul contesto italiano, le mie prime parole sono state “oggi si vende Grecia, stanne certo, schizza.”

Potrebbe apparire abbastanza scontato dato l’esito per il partito di Tsipras ma rendersene conto dalla curva e dai grafici a vele giapponesi senza fermarsi alla mera analisi politica è per me una grande vittoria.

La sconfitta ha aperto le porte alle elezioni anticipate e vendere titoli di stato a 10 anni perché sta volando vuol dire che il mercato sta valutando e prendendo in considerazione l’ipotesi che una vittoria della Nuova Democrazia sia più in linea con il contesto europeo risultante da questa tornata elettorale.

Si tratta di eleggere il modello che si vuole seguire per la Grecia, il premier aveva già anticipato che il 26 Maggio 2019 sarebbe stata una data da dentro o fuori, anche perché oltre le europee le votazioni riguardavano anche regionali e locali, era un vero e proprio voto di fiducia. Eppure niente faceva pensare a una sconfitta così clamorosa, molto al di sotto di qualsiasi aspettativa: New Democracy ha infatti raggiunto il 33% dei voti contro il 24% di Syriza (anche per il Parlamento europeo gli equilibri sono cambiati, stando a questi risultati 7 dei 21 seggi saranno ricoperti da esponenti della forza conservatrice e solo 6 da fedelissimi di Alexis).

La colpa è tutta delle politiche sociali, questo aveva già destato preoccupazione in seno alla Commissione Europea e la paura di una nuova crisi ha fatto cadere le prime teste.
La Grecia si è infatti impegnata con l’Unione a mantenere una performance eccellente e costante sul piano fiscale per cercare di far scendere il proprio debito, l’avanzo deve ammontare al 3.5% per ridurre l’onore del debito. Una vera e propria missione impossibile, soprattutto se pensiamo che l’economia reale si alimenta del potere di acquisto e risparmio dei consumatori, messi invece alle strette. All’inizio del nuovo anno il Premier ha perciò deciso di mettere in atto una serie di misure favorevoli all’elettorato, bonus pensioni da pagare agli inizi di maggio quindi in concomitanza con la campagna elettorale e tagli alle imposte sulle vendite tra cui la riduzione dell’IVA per i generi alimentari di base dal 24% al 13%. Il dato che però ha allarmato i creditori e FMI è stato il prevedere il passaggio del target di surplus di bilancio del PIL dal 2020 al 2022 da 3.5% a 2.5%. Repentina è stata la minaccia di sospensione di alcune misure di soccorso.

Geopolitica Economica: mappa della Grecia

La Grecia ha sperato che il 2018 fosse l’inizio di qualcosa di nuovo e positivo: la ripresa della crescita economica e la fine del programma di austerità, con il conseguente ritorno alla possibilità per il governo greco di emettere titoli di stato sui mercati internazionali. Ha raccolto 5 miliardi di euro attraverso l’emissione di due bond a medio-lunga scadenza, ossia uno a 5 e un altro a 10 anni. Grazie a queste operazioni, il Tesoro di dispone di sufficiente liquidità per onorare le scadenze fino almeno ai prossimi due anni, così come già evidenziato i un precedente articolo.

In realtà però il quadro macroeconomico è sempre stato drammatico e il dato più preoccupante, come per l’Italia, è la disoccupazione che rimane ancora al di sopra del 18 per cento, arrivando a toccare il 40 per cento tra i giovani. In una guerra al ribasso ci accomuna anche il fenomeno della fuga di cervelli.

Triste ma vera e comprovata realtà.

Dopo l’annuncio di queste elezioni anticipate il mercato non poteva far altro che festeggiare, in primis perché la prospettiva di un governo non appartenente alla sinistra radicale è notizia favorevole per i mercati, ciò di cui infatti si incolpa Tsipras è di aver frenato il PIL. Inoltre, i conti pubblici a questi livelli non hanno permesso di allentare la pressione fiscale, obiettivo che invece potrebbe essere raggiunto con il taglio delle tasse ad imprese e famiglie.

Il tasso di interesse pagato dai titoli di Stato a dieci anni è crollato al minimo storico, circa 80 punti basici dalla chiusura del venerdì e lo spread con i BTP Italia si attesta a chiusura intorno ai 55 punti, per trovare un valore simile dobbiamo tornare a 10 anni fa. Mai così bene dunque per i mercati, se non fosse che le vendite sono state ostacolate dai giorni di festa in UK e USA, che hanno provocato un’assenza di liquidità sufficiente per molti intermediari, piazzare un GGB 20 Milioni 2029 ad un prezzo ragionevole non è stata impresa facile, e sentirsi dire “aspettiamo” tantomeno.
Era un’occasione da cogliere al volo, l’entusiasmo svanisce in fretta, il risveglio è prossimo e già tornare ad una chiusura di spread con i titoli italiani simile a quella di venerdì significherebbe aver gettato all’aria un vero e proprio guadagno, perché a quel punto converrebbe comprare nuovamente e non vendere.

In attesa della giornata di domani che potrebbe confermare o contraddire questa teoria, vi lascio con una breve riflessione: la chiara riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato greci significa che ormai non sono molto lontani da quelli italiani.

Cosa ci dobbiamo aspettare?


Geopolitica Economica: separatore
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Ho 23 anni e mentre gestisco questo blog, sono in quel di Madrid, a circa 2200 km e 2 ore di distanza dalla mia amata città, Napoli. La città in cui sono cresciuta, in cui ho studiato, e mi sono laureata in Relazioni Internazionali, mossa da una strana e viscerale passione per gli intrecci geopolitici della società contemporanea.

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