Pedro El Breve…Pedro El Grande

Pedro El Breve…Pedro El Grande

Eh già, il day after è arrivato. Le elezioni generali in Spagna hanno consegnato un panorama frammentato, come il bipartitismo europeo ci ha ormai abituato a vedere, ma per certi versi più rassicurante di quello che ci si aspettava.

È la vittoria della sinistra, del PSOE ma soprattutto di Pedro Sánchez, un leader dai mille volti, camaleontico e resiliente e per questo imprevedibile. Vincitore delle primarie nel 2014, “assassino politico” di Mariano Rajoy nel 2018, e nel mezzo un “Pacto de Abrazo” con il suo antagonista Rivera prima della campagna elettorale del giugno 2016 e una “guerra” con il suo attuale alleato, Iglesias.

La legge elettorale (legge d’Hont) ha giocato a suo favore e tutta a svantaggio della temutissima compagine di Vox. Quanti meno seggi ha una circoscrizione assegnati tanto più difficile diventa conseguirne uno. Infatti dei 2.600.000 voti destinati a Vox un milione non si è trasformato in seggi. Ecco perché all’indomani di questa calda domenica Abascal si è risvegliato in vena di far polemica contro l’intero sistema, e alla luce dei fatti è l’unico che può farlo; sarebbe infatti incoerente una tale accusa da parte del PP dato che è lo stesso sistema elettorale che ha condotto alla Moncloa Rajoy nel 2016.

Vox dunque entra in Parlamento con solo 24 seggi, molto meno di quello che una parte dell’opinione pubblica e dell’ambiente si aspettava ma è solo relativamente un ridimensionamento (concedetemi il gioco di parole) per un partito che alla precedente tornata elettorale si attestava ad un 0.2%. Questo è solo l’inizio, sarà sicuramente un partito duro da vincere e che non lascerà mai niente di intentato per raggiungere i suoi scopi. Ora ha diritto di parola in Congresso, staremo a vedere quanto della forza mostrata in questa campagna si tradurrà in ostruzionismo.  

È la vittoria però anche di Rivera, Ciudadanos si candida a terza forza politica e stacca il partito di Casado, che resta a leccarsi le ferite di una sconfitta storica (la maggioranza al Senato è ormai ricordo lontano). Avrà pagato la strategia di aprire le porte all’ultradestra franchista? Forse si, probabilmente il suo stesso elettorato non era convinto di questa deriva silenziosa, o forse è proprio il programma e la personalità del nuovo leader a non convincere, fatto sta che ora deve accettare di vedersi sorpassare dal suo giovane ex compagno d’avventura elettorale.

Il risultato raggiunto da Ciudadanos pertanto conferisce una certa comodità, non lo obbliga cioè ad essere decisivo nella formazione del Governo e questo potrebbe rivelarsi nel lungo periodo la mossa vincente. Non appoggiando l’investitura di Sánchez si candiderebbe come prima forza dell’opposizione e, stando all’evoluzione del consenso, essere una reale alternativa al PSOE nel caso di disfatta di quest’ultimo e ritorno alle urne nei prossimi mesi.

Geopolitica Economica: Partito Socialista Operaio Spagnolo

Eppure questo è proprio quello che non vuole il mercato, la maggioranza assoluta non raggiunta significa ricerca di un’alleanza solida e nessun patto potrebbe essere più profittevole ad oggi, per sostenere la ripresa dell’economia spagnola, di quello tra Rivera e Sánchez, anche se è l’ultima cosa che entrambe vorrebbero e che i rispettivi elettori hanno chiesto ai loro leader (“Con Rivera no” era il grido che si levava ieri sera in Calle Ferraz a Madrid dai militanti dal PSOE accorsi a festeggiare la vittoria e vi assicuro che il tono era molto poco da richiesta e molto più da ordine).

La forza dei socialisti a sostegno delle politiche del mondo del lavoro e le riforme sociali e la spinta imprenditoriale della destra liberale, due forze moderate ma con a capo due leader giovani e moderni. Al contrario un’alleanza con Podemos per quanto facile (Iglesias è praticamente a disposizione e non ha una maggioranza parlamentare alternativa nel caso in cui volesse rompere il patto di governo) fa molto paura, in particolare al mondo finanziario: le promesse elettorali di Iglesias di una maggiore pressione fiscale sulle banche e di incremento su spesa pubblica e deficit sono un pericolo.

Il 21 maggio 2019 alle 10:00 le nuove camere si costituiranno e solo dopo il Re, Felipe VI, inizierà le consultazioni per il candidato all’investitura. Come già evidenziato, non essendosi delineata una maggioranza assoluta (176 deputati), Sánchez dovrà attendere 48 ore per la seconda votazione, per intenderci quella in cui conta avere più voti a favore che contro. In questo caso però non potrà fare a meno dell’astensione dei partiti indipendentisti, che attendono di vedere cosa farà il leader del PSOE prima di decidere (eccezion fatta per Coalición Canarias che ha già espresso il suo rifiuto se dovesse esserci Podemos nella schiera di governo).

Nel frattempo una prova attenderà indirettamente l’esecutivo in via di formazione ed è la valutazione del rating del 24 maggio 2019, cui focus sarà giustappunto sul rischio di frammentazione politica e conseguente battuta d’arresto economica. Rischio che solo un indirizzo politico chiaro sostenuto da una maggioranza parlamentare stabile può allontanare. Poche certezze dunque al momento, ma tanta speranza. Gli spagnoli sono andati a votare in massa (9% in più rispetto al 2016) per realizzare il desiderio di una legislatura duratura e stabile, ora sta ai leader non deludere le aspettative.


Geopolitica Economica: separatore
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Ho 23 anni e mentre gestisco questo blog, sono in quel di Madrid, a circa 2200 km e 2 ore di distanza dalla mia amata città, Napoli. La città in cui sono cresciuta, in cui ho studiato, e mi sono laureata in Relazioni Internazionali, mossa da una strana e viscerale passione per gli intrecci geopolitici della società contemporanea.

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