One country two systems

One country two systems

Occupati a districarci tra crisi politiche e guerre commerciali abbiamo preferito chiudere un occhio o anche tutti e due su quello che stava accadendo in terra cinese. Siamo ormai alla 14esima settimana di protesta ad Hong Kong ed ancora non si intravedono spiragli di soluzione. Sebbene infatti il 4 settembre 2019 la governatrice, Carrie Lam, abbia pubblicamente affermato di voler ritirare il provvedimento di estradizione, all’origine dell’Umbrella Movement e già in realtà sospeso, chi protesta non si fermerà perché le richieste son ben sono altre. Per capire però bene di cosa si tratta e perché le principali organizzazioni a scopo umanitario ne denunciano la pericolosità dobbiamo partire da alcune premesse.

Hong Kong, colonia inglese, dopo 99 anni nel 1997 ha ottenuto l’indipendenza e gli è stato concesso di godere di un regime speciale di tutela, stiamo parlando di una vastissima autonomia rispetto alle altre città continentali sia in campo economico che politico e giudiziario. Ecco perché l’espressione una Cina due sistemi. Sviluppatasi sotto l’ala protettrice della Regina Elisabetta la città sembra somigliare molto più ad una Londra d’Oriente, con economia capitalista e libertà commerciali che le hanno permesso di trasformarsi nella capitale della finanza asiatica in pochissimi anni.

Questo regime speciale non ha però una durata illimitata, nel 2047 dovrebbe scadere per passare irrimediabilmente sotto il controllo del governo di Pechino ma la Cina, dati i provvedimenti approvati, pare non essere disposta ad aspettare tanto. Ultima delle tante provocazioni è la legge di estradizione secondo cui un abitante di Hong Kong, accusato di alcuni crimini gravi quali omicidio o stupro, possa essere estradato in territorio continentale e giudicato secondo il sistema cinese, uno dei più iniqui e illiberali al mondo, con zero tutele. Si tratta in realtà di una vera e propria ingerenza negli affari giudiziari in quanto consentirebbe al regime di usarlo per stringere la morsa sui suoi oppositori (anche se nel testo si escludono i reati politici) e il timore è che si possa colpire anche cittadini stranieri di passaggio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso ma in ballo c’è molto di più e da molto più tempo, non dobbiamo dimenticarci di quanto accaduto nel 2014, quando Joshua Wong, uno dei più noti attivisti, aveva solo 18 anni e lottava per le libertà democratiche proprio come oggi. Un tentativo di cinesizzazione, di erosione dell’autonomia che trova le sue radici in una strategia di lungo termine, quella del Presidente Xi Jinping.

I giovani lottano per il loro futuro, per una generazione sempre più allo sbando. Prezzi astronomici delle case, dazi commerciali e diritto di parola che ne esce sempre più ridimensionato per via dei controlli esercitati dalle autorità sui social media. La protesta passa soprattutto per quello che non possiamo vedere. Passa per le dimissioni dell’amministratore delegato della compagnia aerea Cathaypacific, che ha permesso ai suoi piloti di manifestare a favore di HK; passa per gli account fake creati dal governo di Pechino per cercare di buttare benzina sul fuoco (Twitter ha prove affidabili che dietro alle attività di tali account ci sia un’operazione sostenuta da uno Stato); passa per i Bot a cui vanno incontro coloro i quali provano a condividere immagini e video sui propri profili social; passa per i tentativi di censurare l’Hong Kong FP, unica fonte di stampa libera ed indipendente, e la lista potrebbe continuare a lungo.

Geopolitica Economica: Hong Kong i manifestanti occupano l'aeroporto
Hong Kong: i manifestanti occupano l’aeroporto

L’attenzione dei media di tutto il mondo è stata però catturata solo circa 2 mesi dopo, il 9 agosto 2019, con l’occupazione dell’aeroporto e la cancellazione dei voli, 70 milioni di dollari di perdite, uno scacco matto per lo scalo commerciale più trafficato della Cina. Triste che gli animi si scuotano per motivi economici. Con questo non voglio dire che il rischio recessione, la caduta della borsa, le quotazioni internazionali di Saudi Aramco che virano verso il Giappone, e la secca del mercato IPO non significhino nulla. Il rischio che la città non possa più rivestire il doppio ruolo di mercato interno e ponte per gli affari con la Cina continentale è reale ed è giusto preoccuparsene. Allo stesso modo non nego che i prezzi alle stelle causati della speculazione, conseguenza della bolla immobiliare di inizio duemila, non siano un valido motivo per portare avanti una protesta. Sono però convinta ci sia di più, i giovani di oggi sono figli della crisi, ne risentono come è ovvio che sia, ma c’è dell’altro.

Come si sopporterebbe sennò tanta crudeltà?

Le forze di polizia hanno utilizzato armi da fuoco e idranti contro i manifestanti. I tear gas sparati sulla folla sono sì armi non letali, ma ugualmente tossiche, l’esposizione prolungata provoca lesioni agli organi respiratori. I manganelli fanno il resto. La settimana scorsa al ritorno da una pacifica protesta, sotto la pioggia per di più, centinaia di ragazzi sono stati bloccati nei vagoni della metro e presi a manganellate, gli era stata tesa un’imboscata.

Che siano motivi economici o politici, a me è bastato vedere i democracy wall, le pareti dei sottopassaggi tappezzati di post-it e una scritta “Give me democracy or give me Death” per avere i brividi e per pormi delle domande.

Sarei disposta a morire per la libertà? Avrei lo stesso coraggio/incoscienza? Resisterei a così tanta violenza?

La risposta non la so, ma so per certo che di questi giovani vorrei avere un briciolo di quel coraggio. Nessun leader, nessuna richiesta in particolare, nessuna mossa politica dietro, solo rivendicazione dei propri diritti e delle proprie libertà. Tutto quello che viene da oggi in avanti è troppo poco e troppo tardi.


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Ho 23 anni e mentre gestisco questo blog, sono in quel di Madrid, a circa 2200 km e 2 ore di distanza dalla mia amata città, Napoli. La città in cui sono cresciuta, in cui ho studiato, e mi sono laureata in Relazioni Internazionali, mossa da una strana e viscerale passione per gli intrecci geopolitici della società contemporanea.

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