Napoli nel Mondo

Napoli nel Mondo

Lunedì 8 aprile 2019,
mattinata uggiosa e temperature basse in quel di Madrid, la solita colazione con “espresso estrecho” (vano tentativo di sentirmi a Napoli) e “pan de leche“. Da quando sono qui sono abituata a sedermi, posare il telefono in borsa e aprire i quotidiani spagnoli. All’inizio lo facevo per sfizio, per provare ad ampliare il mio vocabolario arricchendolo di modi di dire e lessico tecnico, poi mi ha conquistato il leggere notizie sul mondo interpretate con visioni completamente diverse da come fino ad ora ero stata abituata.

Sfoglio superficialmente le notizie di cronaca e mi soffermo su quelle di economia e finanza, quasi per una deformazione professionale, c’è un articoletto a fondo pagina che attira da subito la mia attenzione:
Por qué Nápoles ha apostado por tener su propria moneda virtual?
Sentir parlare di Napoli su uno dei principali quotidiani spagnoli mi fa strano, ancor di più se ciò che leggo nasconde in realtà un giudizio estremamente positivo.

Il tema della cripto moneta a Napoli è inflazionato, se ne parla da anni e anni, ma solo nel 2018 si è arrivati ad una reale consultazione a riguardo. In ritardo rispetto ad altre città e realtà europee ma assolutamente all’avanguardia nel contesto territoriale nazionale. Non ci deve infatti sorprendere se qualche mese dopo sono iniziate le consultazioni al Senato circa la definizione di una strategia nazionale, culminate nell’emendamento del 23 gennaio 2019. Anche se non ancora legge, il provvedimento attribuisce il medesimo valore legale alle transizioni con registri elettronici digitali basati su contabilità distribuita o come viene spesso definita, intelligente.

Tutto è però iniziato a Napoli nel dicembre del 2017 quando un gruppo di lavoro formato da più di 300 volontari, provenienti da diversi paesi e appartenenti alle più svariate professioni, non per forza connesse al mondo finanziario o digitale, si sono riuniti per affrontare il tema, analizzandone vantaggi e criticità, prima tra tutti quello della trasparenza (pubblica e privata).

Poco più di un anno dopo, nel febbraio 2019, se ne parla perché, dopo una prima fase di analisi dei possibili modi di utilizzo, il progetto entra effettivamente in fase di sperimentazione coinvolgendo ben 300 realtà del tessuto commerciale e imprenditoriale napoletano nel sistema Block Chain.
Il Block Chain permette il trasferimento di strumenti finanziari in modo sicuro e tracciabile da un soggetto (persona fisica o meno) ad un altro senza l’intervento di intermediari. Si decentralizza. Per assicurare la trasparenza, la transizione viene approvata da tutti quelli che sono in rete (BLOCK), aggiungendo questa operazione al registro di questi movimenti, un registro indelebile e trasparente. Il fatto che sia condiviso in rete non vuol dire che tutti nella rete sappiano chi sta effettuando il trasferimento, ma solo che da una cartella digitale, per esempio un conto bancario, si sta trasferendo una quantità nota ad un’altra cartella, il lavoro è quello di valutare semplicemente se il passaggio può effettuarsi, se cioè ci sono abbastanza soldi nella cartella d’origine. L’identità non verrà mai rivelata se non al destinatario.

Geopolitica Economica: sistema Block Chain

Il presupposto dunque è quello di avere a disposizione un portafoglio digitale, una App Wallet, come quella che ormai si trova in tutti i nostri Smartphone, e funzionerebbe esattamente allo stesso modo, vale a dire con una scansione del QR Code del servizio commerciale al momento della transizione. In più, per incentivare il suo utilizzo il Comune ha previsto la concessione di bonus virtuali con valore in euro ai cittadini che beneficiano di servizi in città, non a caso tra i partner figurano ANM e ASIA.

Cosa può dare questo sistema alla città?
Sicuramente potrebbe aiutare nel miglioramento dei rapporti tra cittadini e PA sia in termini di snellimento delle operazioni sia in termini di trasparenza e riduzione della corruzione, ma l’elemento che tale rivoluzione valorizzerebbe più di tutti è la transizione verso un’indipendenza finanziaria.

Si inserisce così sulla scia del programma “Napoli città autonoma” da sempre sostenuto dal primo cittadino, Luigi De Magistris, e avallata dal responsabile del progetto, Felice Balsamo.
Napoli non è nuova a queste iniziative, così come anche l’intera Regione Campania. Non dimentichiamoci che il Presidente De Luca, ha annunciato lo scorso gennaio la sostituzione dell’Agenzia Nazionale Agea, per l’erogazione dei fondi dell’Unione Europea agli operatori agricoli, con un ente regionale autonomo.

In un’Europa sempre più frammentata e alle soglie di elezioni potenzialmente divisive, questo non può che essere visto come un atto di rafforzamento estremo della propria posizione. Finalmente Napoli, e in secondo luogo anche le altre realtà della Regione Campania, possono puntare ad essere riconosciute all’estero come città alla pari di Barcellona e Dubai, città smart e capaci di guidare da sole una rivoluzione nel nuovo ciclo economico.

Sono entrata in ufficio, pronta a confrontarmi con dei pessimi dati macroeconomici provenienti dal nostro paese e dalla vicinissima pubblicazione del Def ma con una punta d’orgoglio e speranza.


Geopolitica Economica: separatore
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Ho 23 anni e mentre gestisco questo blog, sono in quel di Madrid, a circa 2200 km e 2 ore di distanza dalla mia amata città, Napoli. La città in cui sono cresciuta, in cui ho studiato, e mi sono laureata in Relazioni Internazionali, mossa da una strana e viscerale passione per gli intrecci geopolitici della società contemporanea.

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