“Io Voto, e Tu?”

“Io Voto, e Tu?”

Non ci siamo mai occupati molto delle elezioni europee, oggi al contrario sembra non si parli di altro. Per fortuna. Eleggere il Parlamento europeo non significa solo decidere chi nei prossimi 5 anni ci rappresenterà a livello comunitario ma soprattutto far trapelare quale idea di Europa intendiamo perseguire nel futuro.

Spesso, si parla di quanto l’Unione Europea non sia in realtà altro che un’unione economica che ci permette di costituirci come mercato unico e competere con i colossi americani e cinesi, io non sono della medesima idea!

Per me e forse per gran parte della mia generazione, significa tanto altro, io mi sento Europea prima che Italiana, o forse mi sento entrambe in egual misura.Vivo in Spagna e se sono qui è solo grazie ad un programma promosso nel lontano 1987 da una nascente Unione, posso beneficiare in quanto cittadina europea di promozioni culturali e formative all’estero e ho le stesse garanzie sanitarie che avrei nel mio paese.
Non per ultimo, il roaming dati che ha abbattuto le barriere nazionali in tema di comunicazione.

Di tutto questo e tanto altro io ringrazio l’Unione Europea, anche se non stento a riconoscere i suoi limiti, ecco perché reputo importante votare: continuare a sostenere un progetto che in quanto tale necessita costantemente di nuove idee e far sì che si possa trasformare in un corpo unico così come la mente di Spinelli aveva predisposto. Un unico cuore pulsante che prende vita ed energia da ben 28 paesi (anche se la Brexit è ormai una realtà, io ci spero ancora).

Queste elezioni hanno un sapore diverso, dolce amaro, ciò che si sta disegnando non è una sfida tra interessi nazionali ma una disputa su quale modello di Europa adottare, si sta pronosticando una nuova geopolitica, un nuovo equilibrio di forze. Giovedì 18 Aprile il Parlamento Europeo si è riunito per l’ultima volta prima del 23 maggio, data che segna l’inizio di un nuovo lustro e il clima era tutt’altro che rilassato.

La stessa esistenza dell’Unione viene messa in discussione, i movimenti euroscettici sono un pericolo più che reale. In questo senso, anche le prossime elezioni in Spagna assumono un significato che va ben al di là delle usuali considerazioni politiche tipiche di periodi di stabilità. Il blocco Le Pen (che stando agli ultimi sondaggi risulta aver superato il partito di Macron, lasciandolo ad 21%), Salvini (che, tenendo conto della scala di gradimento, avrebbe già i numeri per richiedere, qualora volesse mettere in crisi l’accordo di governo, elezioni anticipate), e l’olandese Geer Wilders hanno già provveduto ad ampliare le loro fila sostenendo la campagna elettorale del premier austriaco, Kurk, e di Tomio Okamura in Repubblica Ceca, che ha irrotto con forza nelle elezioni del 2017 e che conta in sede nazionale già 22 seggi, e che aspira a raggiungere in queste elezioni il 6% dei voti per ottenere un eurodeputato.

La vittoria del Psoe alla Moncloa non è ancora cosa fatta, nonostante i sondaggi la diano per scontata, se così dovesse essere sarebbe sicuramente una buona notizia, in primis per Macron, al quale servono circa 100 eurodeputati per portare avanti la sua politica di integrazione comunitaria. Più del doppio sono quelli che servono al gruppo dell’Allenza Europea per i Popoli e le Nazioni presieduto da Salvini, sicuramente un dato che sembra allontanare lo spettro di un revisionismo, ma che non è poi così irraggiungibile.

Un’escalation di Vox, partito di ultradestra filofranchista, potrebbe rimettere tutte le carte in tavola.
In Spagna pochi considerano questa possibilità, ma dopo gli attentati di Barcellona del 2017 ha conquistato un uditorio sempre più vasto, contando tra le sue fila soprattutto giovani. Arriva alle elezioni del 28 Aprile sulla scia della vittoria, non pronosticata e non temuta da nessun avversario politico, in Andalusia dello scorso dicembre, e con la certezza che qualunque risultato sarà un successo.

Sono questi i movimenti di cui l’Unione Europea deve avere paura. Serve una maggioranza ma soprattutto un orientamento politico chiaro se si vuol far avanzare il progetto. Se la risposta elettorale dovesse essere inconcludente il 28 di Maggio ci sarà un vertice straordinario, presieduto dal Presidente della CE, Juncker (il quale potrebbe dover allungare il suo mandato in scadenza ad ottobre) per valutare le alternative in lista.

Tutte queste congetture sono ora alla prova dei fatti, entro un mese dovremo tutti confrontarci con il nostro sentirci europei, valutare se effettivamente, come molti sostengono, l’identità di un popolo unito sotto il profilo economico, politico e sociale è già storia passata. Per quel che mi riguarda non vorrei mai dover parlare al passato di tutti quei valori che sono alla base dell’Unione e che sento parte integrante del mio bagaglio culturale e umano: solidarietà, inclusione, accoglienza e sostenibilità.
L’alternativa alla disgregazione dell’Europa è insomma per me più Europa.


Per questo votare è un diritto e anche un dovere, abbiamo il dovere di non rinunciare. Io voto e Tu?


Geopolitica Economica: separatore
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Ho 23 anni e mentre gestisco questo blog, sono in quel di Madrid, a circa 2200 km e 2 ore di distanza dalla mia amata città, Napoli. La città in cui sono cresciuta, in cui ho studiato, e mi sono laureata in Relazioni Internazionali, mossa da una strana e viscerale passione per gli intrecci geopolitici della società contemporanea.

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