“Gli uomini sempre vedono e poche volte pensano”

“Gli uomini sempre vedono e poche volte pensano”

Simon Bolivar: “Gli uomini sempre vedono e poche volte pensano.”

San Isidro, i Madrileñi non vi rinuncerebbero per nulla al mondo, i festeggiamenti durano quasi una settimana tra concerti e spettacoli pirotecnici: una festa di paese su grande scala. Il tutto culmina il 15 Maggio 2019, giorno di chiusura di negozi e uffici e qualsiasi tipo di attività istituzionale e politica (ieri alla Pradera i leader del PP ballavano e bevevano la famosa acqua di fonte del santo, forse in cerca di un miracolo in vista delle municipali). Madrid si veste a festa e le piazze si riempiono di musiche, canti e balli tradizionali.

Per me è stata l’occasione per posporre le lancette dell’orologio e fare una colazione abbondante nella tranquillità del salottino di casa. Stessa idea avuta anche dal mio coinquilino. Alejandro (nome frutto di fantasia) è arrivato da poco in Spagna, è venezuelano e come tutti i sudamericani, ho avuto modo di constatarlo in più occasioni, è estremamente socievole e sorridente. Cominciamo così a chiacchierare tra una tazza di latte d’avena e un miscuglio di sapori dolci e salati che provengono dal suo piatto. Lo ammetto: da quando sono qui, parlare ma soprattutto ascoltare esperienze e storie di vita diverse è la cosa che mi piace di più. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo e mi sento inebriata da questo piacere. A volte però le storie non raccontano di tradizioni lontane e colori diversi o di allergia alla primavera (sì, questo aneddoto merita di essere citato. Immaginate un messicano a Lisbona con un naso rosso e gonfio per colpa del polline, elemento a cui non era per niente abituato. Per fargli capire a cosa ci riferissimo abbiamo iniziato parlandogli dei fiori e del vento e la sua conclusione è stata non così distante dalla realtà ma alquanto esilarante: “Quindi mi state dicendo che voi siete allergici alla Primavera?”).

Altre volte però, come dicevo, le storie raccontano di paure e di tristi realtà che qui arrivano ovattate o più semplicemente distorte.

Tutti sappiamo che il Sud America non è l’American Dream, che c’è tanta povertà in maniera più o meno proporzionale a quanta ricchezza naturale sfruttata da altri, che è un paradiso per chi è in vacanza ma un inferno per chi ci vive. Ultimamente lo è ancor di più.

Possiamo menzionare in primis, il finto cambio di rotta del Brasile di Bolsonaro, un regime mascherato, un presidente che fa gli interessi dei ricchi e che sta distruggendo la base di ogni società civile che si rispetti: l’educazione pubblica, senza la quale è impossibile far crescere le future menti del paese e che costringe così i più poveri a rimanere tali acuendo le difficoltà e il gap nei sobborghi e nelle favelas e alimentando criminalità e disperazione, che purtroppo sembrano andare di pari passo. Provate a dare un occhio all’immagine raffigurante la baraccopoli di Paraisópolis e indignatevi. Indignatevi perché siamo anche noi a sovvenzionare tutto questo.

Geopolitica Economica: baraccopoli di ParaisópolisDa un lato un albergo con piscine, campi da golf e addirittura parcheggio sul tetto per gli elicotteri e dall’altra parte del muro una delle più tristi realtà esistenti, di fronte la quale voltiamo lo sguardo. Indigniamoci.

Poi, potremmo citare la falsa ripresa economica dell’Argentina, un’illusione durata il tempo di un tango. Il salvataggio finanziario da parte del Fondo Monetario Internazionale ha fatto sì che il paese non toccasse il fondo ma la fuga di capitali ha gettato di nuovo le basi per un collasso economico. Il debito sovrano è molto vicino ad un default e la svalutazione è l’unica via d’uscita. Il tentativo di frenare l’apprezzamento della valuta statunitense potrebbe funzionare ma conosciamo il prezzo di tale operazione.

E infine c’è il Venezuela. Non sono qui a spiegarvi cosa sta succedendo da 4 anni a questa parte, né tanto meno a quanto siano serviti i numerosi, per non dire innumerevoli ma effimeri, incontri dei rappresentanti della comunità internazionale ai fini della risoluzione della vicenda, non spetta a me entrare nel merito e tanto meno esprimere un giudizio. Quello che vorrei provare ad offrirvi è un punto di vista diverso. Quello del mio coinquilino, di una persona che sta scappando dal suo paese in profonda crisi e che prima di incolpare Maduro incolpa chi della sua terra ne ha fatto terreno di conquista, e che sta continuando a mischiare le carte politiche per distrarre dal fine economico. Alla fine è tutto lì, come per l’Africa.

Maduro è sicuramente un personaggio subdolo, più o meno come potrebbero esserlo anche i nostri politici, niente di più e niente di meno, che è servito fin quando ha portato avanti determinati tipi di interessi e poi è diventato solo scomodo. Guaidó non è un santo, è sicuramente un elemento di cambiamento, è sicuramente portatore di nuovi interessi, non sappiamo con esattezza ancora di chi. Si merita una possibilità, che sia però condotta nei limiti della democrazia. Proviamo ad imparare dalla cara lezione americana in Iraq: la democrazia non si esporta né si impone, ci sono diversi modelli e ogni popolo deve avere la facoltà di scegliere in base alle proprie esigenze. Il problema sorge quando le esigenze del popolo non si sposano con quelle dei già ricchi produttori/imprenditori nazionali e dei capitali di investimento stranieri.

Lo sapete di cos’è ricco il Venezuela?

Coltan, e pensate che l’Italia ha concluso nel Maggio 2018, giustappunto con Maduro, un accordo che ne consente l’esportazione di 5 tonnellate annui dall’Arco Mineiro del Orinoco, la seconda più grande riserva al mondo.

Geopolitica Economica: il minerale Coltan

La prima, non a caso, è in Congo, altro fronte di sanguinosi conflitti di cui poco ci interessiamo. Eppure al Coltan, nonostante costi vite umane, non rinunciamo, perché senza di questo non esisterebbero i nostri smartphone, i computer e tanti altri dispositivi elettronici di cui facciamo uso quotidiano. Le multinazionali hanno il controllo quasi totale sulle miniere devolvendo la minima percentuale agli attori locali che poi utilizzano per alimentare i soliti giri senza apportare valore aggiunto all’economia del paese. Un circolo vizioso difficile se non impossibile da spezzare perché  regolato dal dio denaro.

Mi racconta tutto questo con rabbia, come qualcuno costretto a vivere una situazione che non dipende da lui, ma da forze con le quali nessuno di noi entra in contatto perché sono al di sopra e muovono le fila di tutto il gioco, creando alternative geopolitiche insospettabili fino anche solo ad un anno prima, e facendo esplodere tensioni che sembravano sopite.

Racconta di un paese senza speranza, di un paese che lotta contro se stesso perché non può farlo con altri, di un Maduro che uccide i suoi stessi uomini e di un Guaidó che mobilita il popolo e poi cerca protezione lasciando in piazza la distruzione di altro tentativo fallito, racconta di una generazione di giovani senza futuro se non quello lontano, e di un ricordo felice della sua adolescenza, di quei colori e sapori che porta nel cuore ma che ormai sono anni luce distanti. Infine prima di lasciarmi al mio latte, ormai freddo, mi sorride e mi sussurra: “Cierras las orejas y no eschuchar lo que suelen decirte, vas a la verdad” (Non ascoltare quello che vogliono dirti, vai alla verità).

Questo è quindi l’invito che oggi faccio a voi, leggete, ascoltate, tutto è utile ma non fatevi offuscare la mente, cercate la vostra verità, guardate con sguardo critico, cercate di non trarre conclusioni affrettate, nulla è tutto o bianco o nero e non fermatevi mai all’apparenza.


Geopolitica Economica: separatore
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Ho 23 anni e mentre gestisco questo blog, sono in quel di Madrid, a circa 2200 km e 2 ore di distanza dalla mia amata città, Napoli. La città in cui sono cresciuta, in cui ho studiato, e mi sono laureata in Relazioni Internazionali, mossa da una strana e viscerale passione per gli intrecci geopolitici della società contemporanea.

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