Gennaio fa il peccato, e maggio è il condannato

Gennaio fa il peccato, e maggio è il condannato

Maggio mese di ciliegi; maggio mare, sole e bei pensieri; maggio, il mese che preannuncia l’estate. Era così fino a quando non ho avuto il piacere di conoscere il mondo dei mercati.

A maggio tanti timori potrebbero divenire realtà.

La Brexit senza accordi?

Per il mercato sarebbe davvero una sorpresa, è un’opzione che potrebbe sicuramente spostare le carte in tavola ma è alquanto improbabile soprattutto se consideriamo l’opposizione dell’intero Parlamento inglese a che tale eventualità si ponga in essere.

L’Unione Europea e le elezioni del prossimo Parlamento?

Sicuramente tutto il contesto intorno al quale ruota questa ormai lunghissima campagna elettorale, nazionale (ricordiamo che nel week-end 25-26 di Maggio 2019 il Belgio affronterà le elezioni federali e Germania e Spagna quelle regionali) e comunitaria, genera incertezza e segnerà l’inizio di una nuova era per tutta l’area euro ma questa è solo l’ultima turbolenza che potremo trovarci ad affrontare.

Due sono i timori prossimi che potrebbero innescare una nuova escalation di tensione: Le dichiarazioni del 7 Maggio 2019 della Commissione Europea circa il rapporto Deficit/Pil dell’Italia e la decisione del presidente americano, Trump, sui possibili dazi al settore auto motive europeo.

La situazione italiana è alquanto preoccupante, se S&P, l’agenzia americana di rating, venerdì sera ha evitato un downgrade mantenendo intatto valutazione BBB e un outlook negativo aiutando così BTP, spread con il Bund tedesco e soprattutto i titoli bancari, il gap di rendimento continua a viaggiare sopra i 250 punti, ben sopra i minimi e superati i 240 toccati a febbraio e marzo e ormai non più paragonabile nemmeno alle altre economie periferiche, in netta ripresa.

Se la Commissione dovesse stimare nelle sue previsioni di Primavera, o anche solo confermare le stime redatte dalla Banca di Italia, un Deficit al 3.2% e quindi al di sopra degli obiettivi marcati a dicembre 2018, il confronto assumerà toni aspri ed imprevedibili. Quello che si è deciso a dicembre è stato una sorta di piano di non aggressione per evitare che il mercato cominciasse a tenere in prezzo un’uscita dall’area Euro di uno dei paesi cui debito è nelle casse di mezza Europa e non solo. Giugno 2018 è stato un punto di non ritorno, dopo l’approvazione del Piano fiscale e le tensioni con la Commissione, le probabilità di insolvenza del debito italiano hanno fatto sì che la curva dei BTP a 10 anni si invertisse, causando perdite enormi.

Pensare ad un sell-off oggi è ancora prematuro ma i segnali di crisi ci sono tutti. Le tensioni politiche tra i rappresentanti della maggioranza di governo non aiutano di certo a rilassare il clima, nonostante infatti gli attestati pubblici di stima tra Di Maio e Salvini, non mancano “sgambetti” e ripicche. Tra un de-follow su Instagram (la politica purtroppo oggi passa soprattutto dalle mani di social media manager e curatori di immagine) e un mancato incontro, i due leader dovranno presto decidere quale linea perseguire. Staremo a vedere se il patto di governo terrà.

Geopolitica Economica: Trump pone dei dazi alle importazioni europee di auto, veicoli e prodotti intermedi

L’altro fronte di nervosismo è sicuramente quello commerciale: la scadenza del 17 Maggio 2019 incombe. In questa data infatti scadono i 90 giorni dal rapporto del dipartimento degli Stati Uniti per il commercio estero sull’industria auto-motive. Stando a questi dati le importazioni europee di auto, veicoli e prodotti intermedi rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale e il benessere economico del paese. In linea dunque con la linea protezionista, voluta da Trump, è necessario porre delle limitazioni. Come risulterà chiaro, porre dei dazi alle importazioni è come iniziare una vera e propria guerra commerciale che però l’Europa non ha le armi per combattere, se consideriamo il forte deterioramento della situazione macroeconomica che sta vivendo. Così, il 15 aprile 2019 l’Unione ha avviato una negoziazione, un accordo che non avrà più nulla a che vedere con l’obsoleto TTIP. Il pericolo più grande dunque un accordo al ribasso, perdite vuol dire incertezza e questo andrà ad influire in primis sull’economia tedesca, dato il peso che riveste il settore su questa (il 12% delle esportazioni sono dirette negli Stati Uniti), e di conseguenza su tutte le altre economie europee che ne sono inesorabilmente legate.

Due gli effetti diretti:

  • Imporre un dazio che sia del 25% come all’inizio previsto o del 10% o semplicemente selettivo su alcune componenti (nella migliore delle ipotesi), significa per la Germania vedersi ridurre di questa percentuale il saldo netto d’esportazione e non avrà quindi più necessità di produrre tanto. Meno produzione significa incidere sul mercato del lavoro e del salario. L’intero sistema potrebbe entrare in un circolo recessivo.
  • L’intero comparto del commercio internazionale potrebbe risentirne a causa di un deterioramento delle relazioni tra i paesi. Ciò trascinerebbe verso un ulteriore rallentamento l’economia globale. (Lagarde, direttrice generale del FMI ha già tagliato due volte le previsioni sulla crescita globale, in autunno e poi a fine gennaio, rivedendo soprattutto le stime per l’Europa e segnalando un rallentamento del 70% dell’economia, alle soglie della recessione insomma, anche se ci provano a tranquillizzare in merito).

Si preannuncia quindi un Maggio caldo e l’unico modo che abbiamo per affrontarlo è, ahimè, giocare sulla difensiva.


Geopolitica Economica: separatore
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Ho 23 anni e mentre gestisco questo blog, sono in quel di Madrid, a circa 2200 km e 2 ore di distanza dalla mia amata città, Napoli. La città in cui sono cresciuta, in cui ho studiato, e mi sono laureata in Relazioni Internazionali, mossa da una strana e viscerale passione per gli intrecci geopolitici della società contemporanea.

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